riflessioni in data 30 ottobre 08
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diario, il 3 novembre 2008
Ho 18 anni e frequento l’ ultimo anno del liceo scientifico Majorana.
Negli ultimi 3 giorni ho dormito 6 ore. Ho dormito 6 ore perché ho occupato la mia scuola in questi 3 giorni. Non è una passeggiata. Non sono uno studente che non vuole studiare. Oltre ad occupare la scuola ho frequentato come tutti i miei compagni le lezioni. Ho preso lezioni di scuola guida e ho preparato due interrogazioni, con risultato soddisfacente: 7. Oggi ho partecipato alla più grande mobilitazione per la scuola a cui abbia mai aderito. È stata una giornata molto intensa ancora più di quelle che l’ hanno preceduta.
A Torino, ho esercitato il mio diritto di manifestare il mio dissenso contro la riforma Gelmini che non condivido né per quanto riguarda i contenuti, né per quanto riguarda la forma; è stata infatti approvata con “decreto legge” , cioè con votazione di fiducia al governo da parte del Parlamento, modalità che impedisce il dialogo, il confronto e la ricerca di compromessi tra gli schieramenti; per quanto riguarda i contenuti invece non la condivido perchè è una riforma quantitativa invece che qualitativa, volta cioè a tagliare drasticamente i fondi per la scuola pubblica che è ascensore sociale e pilastro della democrazia, protetta proprio per questo motivo dalla Costituzione italiana.
Mi sono trovato a manifestare pacificamente, in diversi momenti e in diversi luoghi del centro storico, accanto a genitori, allievi e maestre delle elementari, studenti e professori delle superiori, studenti e ricercatori dell’ università e cervelli in fuga.
Abbiamo dato prova che non siamo gente che non vuole studiare, che non siamo gente che vuole fare tafferugli né tra di noi né con la polizia, abbiamo gridato che “siamo studenti non violenti” e che “questa riforma non la vogliamo”.
Siamo anche andati pacificamente ad occupare la stazione di Porta Nuova ma non abbiamo occupato i binari, a parte un piccolo gruppo, per qualche minuto e solo in piccola parte (come ha detto il tg3, io ero dall’ altra parte della stazione) protetti da un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa, per evitare scontri con loro.
Ma secondo me avremmo dovuto occuparli, e farlo pacificamente perché il governo teme che noi ci comportiamo pacificamente, vuole dipingerci come violenti, ne da’ la prova l’ intervista rilasciata dal senatore a vita Francesco Cossiga pubblicata in data 23.10.2008 in cui diceva che il governo avrebbe dovuto infiltrare degli agenti tra i manifestanti in modo da creare scontri e devastazioni che avrebbero reso favorevole l’ opinione pubblica alle cariche della polizia. Questa ipotesi è stata confermata dagli scontri di piazza Navona a Roma dove la polizia ha lasciato che fosse posteggiato un furgone pieno di mazze, spranghe, catene e tirapugni che sono state usate da un gruppo di fascisti che si fingono studenti, ma in realtà sono solo dei nemici della repubblica. Dei criminali. Inoltre le forze dell’ ordine sono state a guardare quando i sopra citati fascisti (adulti) pestavano degli studenti veri, in gran parte minorenni nonostante le richieste d’ intervento dei loro professori; infine i genitori dei ragazzi pestati hanno denunciato alle telecamere che gli agenti oltre ad aver loro impedito di avvicinarsi ai figli, hanno poi occultato gli strumenti dei pestaggi stessi.
Consapevoli del tentativo del governo di far credere all’ opinione pubblica che siamo NOI i violenti, avremmo dovuto alzare le mani in alto e prenderci quel che è nostro come fecero Gandhi e M.L. King, tramite la non violenza. Andare a riprenderci il nostro futuro, il futuro dell’ Italia, il diritto di dire che non ci stiamo a segare il tronco dell’Italia quando è pieno di rami secchi o marci da potare. Avremmo dovuto alzare le mani in alto e andare ai binari senza spingere, colpire o spostare i poliziotti ma soltanto andando avanti tutti insieme uniti, pacifici come se la polizia non ci fosse perché la polizia non è del governo, ma è del popolo che la affida nelle mani del governo. Quando però una parte così grande del popolo protesta contro il governo, esso è delegittimato perciò la polizia non deve più rispondere ad esso perché l’articolo 1 della Costituzione Italiana dice che “ l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Riprenderci il nostro futuro è un nostro diritto così come è nostro diritto opporci ai soprusi di un governo autoritario come quello attuale. E quindi quando noi siamo lì uniti, pacifici, disarmati, a volto scoperto, riconoscibili come individui e quindi degni dei diritti costituzionali, in quel momento e in quel modo noi siamo il popolo, il popolo sovrano e in quanto tale la polizia non può fare altro che lasciarci passare: è vero la polizia è fatta di individui che possono anche sbagliare, ma se nelle prime file di fronte alla polizia si portano le telecamere e le macchine fotografiche quelli che aggrediscono i dimostranti pacifici verranno identificati e pagheranno ciò che si meritano; quanto a noi invieremo le foto alla stampa, le metteremo sul web e se questo non bastasse suoneremo ad ogni campanello per far sapere ciò che è successo e ciò che succede: a quel punto il governo sarà costretto come minimo a dimettersi e il Parlamento a ritirare la legge e finalmente si potrà cominciare a discutere seriamente su come fare una riforma della scuola per migliorare davvero scuole superiori e università scegliendo quali sono i rami secchi e quelli marci da potare, su cui fare i tagli.
La possibilità di fare qualcosa di importante c’è, bisogna battere il ferro finché è caldo, bisogna riprenderci ciò che ci spetta, la sovranità popolare sancita dalla Costituzione, bisogna alzare le mani ed essere non violenti, ma non possiamo fare tutto ciò senza prendere coscienza del nostro potenziale perché come scrisse Gorge Orwell “se fossero riusciti a in qualche modo a prendere coscienza della loro forza non avrebbero avuto bisogno di cospirare. Non avrebbero dovuto far altro che alzarsi in piedi e scuotere le spalle, come un cavallo che scuote via da sé le mosche”.